The Rational Optimist

Riassunto da parte di Irene Tommasini

Irene Tommasini è stata in visita al Lionlab in qualità di stagista dal Liceo Scientifico Leonardo da Vinci di Trento (luglio 2016).
Ha letto criticamente la versione inglese di:
The Rational Optimist by Matt Ridley. (da wikipedia) "The book primarily focuses on the benefits of the innate human tendency to trade goods and services. Ridley argues that this trait is the source of human prosperity, and that as people increasingly specialize in their skill sets, we will have increased trade and even more prosperity."

Il riassunto, sotto la sua completa responsabilità, è riportato sotto. Per gli approfondimenti si rimanda al testo originale.

Grazie Irene, e tieni una porta aperta per l'ottimismo (razionale) in questo mondo pieno di problemi ma anche di enormi opportunità, da creare attivamente rimboccandosi le maniche.

RIASSUNTO PRIMO CAPITOLO

Se ci si ragiona un attimo, abbiamo solitamente una visione negativa di ciò che ci circonda e della società in cui viviamo. In particolare se ne è accorto Matt Ridley, autore del libro "The rational optimist", il quale ha analizzato diverse situazioni, dimostrando a tutti gli effetti che forse la nostra vita non è poi così struggente e che complessivamente la situazione attuale non è poi tanto critica, ma soprattutto, che vi sono delle buone previsioni per il futuro. Nel capitolo primo si limita a paragonare la vita attuale con quella di qualche secolo fa, analizzando dei concetti importanti come l'esposizione alle epidemie, la violenza, la qualità e il costo della vita, l'inquinamento e addirittura la felicità. Il tutto è chiaramente discutibile e a tal proposito si potrebbe ribattere contro l'idea espressa dall'autore riguardo le persone ricche. Esse dunque risulterebbero di gran lunga più felici rispetto a quelle povere. Se così presentata la questione potrebbe apparire banale e ovvia, ma è da sempre noto che i soldi non possono comprare la felicità e che non basta avere tutto ciò che si desidera per essere sereni. È però molto apprezzabile il ragionamento che Ridley presenta, paragonando la vita dell'uomo a quella di un daino. Quest'ultimo durante una normale giornata svolge le attività necessarie per sopravvivere, mentre l'essere umano può anche svagarsi e dilettarsi. Interessante è anche il fatto che sia stata inserita nella lista delle attività di svago la navigazione sul web, cosa che solitamente è vista in maniera negativa è limitante per l'uomo. Mediante la figura del Re Sole viene espresso un concetto interessante; egli aveva 498 servitori appositamente per lui. Quest'oggi, dipende ovviamente dai punti di vista, la situazione non è poi molto differente, se si considerano tutte le persone che stanno dietro agli oggetti che utilizziamo quotidianamente. Vi è però un'unica differenza, queste persone che saranno anche più di 498, non lavorano per il singolo e soprattutto altra gente produce qualcosa di necessario al loro benessere. Per questo è coerente parlare di intelligenza collettiva. Vi è un ultimo punto da analizzare, che fra tutti è forse il più discutibile. Secondo l'autore, l'autosufficienza è simbolo di povertà. Dice che ultimamente è una moda acquistare cibo che sia a "km 0" e ribatte dicendo che allora bisognerebbe comperare anche i vestiti prodotti localmente e lo stesso concetto dovrebbe essere esteso per qualsiasi tipo di merce acquistabile. La questione non è tra le più semplici e non è generalizzabile. Spesso, pensando di sostenere l'economia europea si vanno a incentivare le grandi multinazionali, che invece sono la causa di impoverimento dei poveri contadini africani dato che, a differenza delle aziende europee, non ricevono alcun contributo da parte dello stato e per concorrenza sono costretti a vendere i loro prodotti a prezzi insignificanti, senza ottenere alcun tipo di guadagno. Ad ogni modo è bene fare attenzione alla provenienza della merce che si acquista e ricordiamoci però che la globalizzazione è frutto di una società avanzata, che con l'evoluzione ha sviluppato grandi capacità organizzative e comunicative.

RIASSUNTO SECONDO CAPITOLO

Nel secondo capitolo, Matt Ridley, fa un breve excursus sull'evoluzione dell'essere umano. Non vi sono molti concetti a cui è possibile opporsi o idee alle quali essere contrari perché vengono esposti svariati argomenti, molto interessanti e soprattutto approfonditi, ai quali la gente è solita non farci molta attenzione. Il tema sostanziale è quello dell'evoluzione, un'evoluzione in svariati ambiti, i quali possono essere la tecnologia, l'alimentazione e così via, ma ciò che l'autore vuole sottolineare è che essa è avvenuta grazie alla specializzazione e al commercio, dicendo che senza lo scambio l'innovazione non avviene semplicemente e che trattare sta alla tecnologia come riprodursi sta all'evoluzione. Il commercio di cui egli parla non va però confuso con il baratto, che è lo scambio di una determinata merce con altri oggetti di pari valore; ma va intesa come la ricerca da parte di un individuo di un qualcosa che non può produrre ma che gli é estremamente necessario, e si ingegna offrendo prodotti che altri invece non possono avere, ottenendo così ciò di cui ha bisogno. Se analizzata in questo modo, l'idea di fondo non è assolutamente banale, ma anzi notevolmente innovativa, ecco perchè ha portato a dei cambiamenti fondamentali. Sempre a proposito dell'evoluzione narra la breve storia dei Tasmani che a causa del loro isolamento andarono incontro a una regressione tecnologia. In questo modo spiega la carenza di tecnologie avanzate in Africa, paragonando le molteplici realtà presenti nel continente a ciò che è accaduto al popolo Tasmano una volta isolato. Conclude il discorso dicendo che in queste comunità chiuse e limitate l'evoluzione non riesce per il semplice fatto che così poche persone non riescono proprio a sostenere tecnologie sofisticate. Il capitolo si chiude con la triste fine del popolo Tasmano reso schiavo dai marinai bianchi che attraccarono sulle loro coste nel 1800.

RIASSUNTO TERZO CAPITOLO

Ridley incomincia il terzo capitolo presentando un gioco, che in realtà è una teoria molto amata dagli economisti, dalla quale emerge che le persone sono migliori di quanto si pensi. In questo gioco, se così si può definire, vi sono due giocatori; al primo viene data una somma in denaro e deve proporre una percentuale da cedere al secondo giocatore. Se quest'ultimo accetta, entrambi riceveranno i soldi che spettano loro. Teoricamente, dato che non vengono date altre regole, il giocatore iniziale potrebbe decidere di cedere anche il 10% e comunque il secondo giocatore, nullatenente, ne avrebbe un guadagno. Ma secondo le statistiche tendiamo a cedere la metà ed è grazie a questa capacità di condivisione che risultiamo complessivamente molto più onesti di quanto si possa credere. Da questa dimostrazione di lealtà, Ridley si collega a un'altra caratteristica sulla quale si basa la nostra società: la fiducia. Come concetto è assolutamente discutibile, dato che è molto frequente credere di vivere in un mondo disonesto, ma in realtà ogni giorno ci fidiamo ciecamente di un sacco di persone, enti e addirittura aziende. Basti per esempio pensare a ciò che si acquista in internet, nessuno può garantirci che non ci verrà spedito un pacco bomba; stessa cosa vale per il negozio che sta sotto casa. Da chi ci viene confermato che il tubetto di dentifricio non contenga acqua? Quindi forse il pianeta su cui viviamo non è popolato da persone del tutto immorali, anche se però è provato che la fiducia è direttamente proporzionale al benessere del paese. L'autore introduce inoltre un discorso a carattere economico e ragionandoci propone una visione reale, che è quella di considerare il mercato, non il luogo fisico, come un'area dove i consumatori battagliano con chi produce e fanno a gara a chi vince per primo. In realtà, il mercato e l'economia sono come l'evoluzione biologica, non sono comandati da nessuno e non vi è stato un capo che ha deciso che nel 2008 ci sarebbe stato il crash finanziario. Bisogna anche considerare che grazie all'avvento della commercializzazione, determinati comportamenti sono divenuti inusuali e inconcepibili, che però un tempo erano all'ordine del giorno come razzismo, violenza sui minori e discriminazioni di genere. Purtroppo quello attuale non è uno dei momenti migliori per dimostrare che il mondo non è violento, però se paragoniamo la nostra situazione con la seconda guerra mondiale, possiamo ritenerci fortunati. L'ultimo concetto che viene esposto in questo capitolo riguarda le regole; anche qui l'autore propone un ragionamento del tutto razionale e dice che ciò che fa si che il mondo sia bello e pacifico sono le regole, morali o religiose che siano e sicuramente non le tecnologie. Inoltre conclude dicendo che grazie ad esse si ha la possibilità di lavorare in serenità e coloro che non lo fanno andranno incontro a punizioni; sempre per merito di esse si ha la possibilità di migliorare, specializzarsi e creare, una volta divenuti esperti, altre regole che permettano crescita e sviluppo per altre persone.

RIASSUNTO QUARTO CAPITOLO

Quarto capitolo, quarta introduzione. Questa volta Ridley incomincia parlando di Ötzi, una delle scoperte più emozionanti riguardanti l'età dei metalli. Questo ominide venne trovato con moltissimi oggetti appresso, quasi di più di quanti ne avesse l'equipe che lo individuò. Gli esperti che studiarono i materiali trovarono anche un coltello, sporco però di sangue umano. Infatti Ötzi morì a causa di un freccia conficcata nella spalla. Ciò è la dimostrazione che al tempo la violenza era all'ordine del giorno ed era la causa dei vari spostamenti; tuttavia vi sono altre motivazioni che spingevano gli uomini a migrare. Ne è un esempio il popolo dei Natufiani, che inizialmente erano sedentari e quindi coltivavano, ma a causa di un forte ribassamento delle temperature, furono costretti ad abbandonare il loro stile di vita regredendo e tornando nomadi. Questi vari movimenti migratori furono anche da innesco per determinate mutazioni genetiche, come per esempio l'apparizione di caratteri chiari in quei popoli che si spostarono verso il nord, per far si che la pelle sintetizzasse più velocemente la vitamina D dato che nelle zone in cui vivevano il sole era meno presente. Anche l'agricoltura si modificò in seguito alle migrazioni e questo è l'argomento principale all'interno del capitolo. Ridley introduce il tutto incominciando a parlare del pane, che é uno tra gli alimenti con il maggior contenuto calorico, presenterà le cause che portarono a malnutrimenti con annesse malformazioni anatomiche fino a trattare dell'agricoltura organica e delle modificazioni genetiche. Fondamentale il mondo si separa in due, coloro che sono a favore di metodi alternativi e coloro che invece sono contrari. Purtroppo vi sono dei falsi miti, per esempio, l'agricoltura organica, sembrerebbe un metodo sano e soprattutto che non adotti alcun tipo di prodotto chimico. In realtà anche quei tipi di coltivazioni si servono della chimica e sono molto più pericolosi di quanto si possa immaginare. Parerebbe invece, che le coltivazioni geneticamente modificate, possano avere dei benefici immensi. Stanno entrando sul mercato determinate piante che assorbono nitrogeni efficacemente in modo che le colture riescano a produrre con meno della metà del fertilizzante, salvando così gran parte degli ambienti acquatici e l'atmosfera da gas, come il monossido di azoto, che è 300 volte più potente confronto all'anidride carbonica. Ovviamente dipende dai punti di vista e dagli ideali etici delle persone perché che lo si voglia o no queste tecniche comportano vere e proprie modificazioni dei geni all'interno delle piante. Ciò significa che in una carota si potrebbe trovare del calcio, cosa che sta per essere realizzata, per le persone che non possono assumere latte. Sono in atto altri tipi di modificazioni simili che in futuro sarebbero la soluzione dato che la popolazione mondiale è sempre in crescita ma gli ettari utilizzabili per le coltivazioni sono sempre gli stessi. Dunque queste coltivazioni GM contenendo svariate vitamine e sostanze utili alla nostra esistenza potrebbero addirittura sostituire determinati alimenti e diminuirebbero così le piante da coltivare. Le soluzioni le dobbiamo trovare e questa potrebbe essere un'ottima candidata, ricordiamoci infine che le stesse carote arancioni che noi mangiamo considerandole naturali sono state frutto di esperimenti in laboratorio, quindi forse la situazione non è poi cambiata di molto.

RIASSUNTO QUINTO CAPITOLO

L'argomento sostanziale del quinto capitolo é la cittá: alla fine del 2008 per la prima volta nella storia dell'umanità la maggior parte della popolazione mondiale vive in centri urbanizzati. Questo si può considerare come un grande progresso economico dato che le città sono il frutto del commercio. I centri urbani sono nati proprio per gli scambi, come luogo dove le persone potessero specializzarsi e dividersi i ruoli nei vari lavori. Si pensi che la città più vecchia in assoluto nacque nel sud della Mesopotamia, susseguita poi da Uruk, dotata addirittura di istituzioni centralizzate. La sua forza stava nelle persone che vi vivevano, stranieri, commercianti e gente che sopravviveva proprio grazie agli affari. A questa grande città, che andò lentamente a sparire a causa di un cambiamento climatico, seguirono i grandi imperi come quello di Babilonia e degli Assiri, ed ognuno di essi fu il frutto di un commercio valoroso e prosperoso. I mercanti di allora non erano poi molto differenti da quelli attuali, l'unica differenza erano i soldi, che comparirono alle fine del quarto millennio avanti Cristo e il tempio del faraone fungeva da banca. Con il passare del tempo i popoli si ingegnarono e incominciarono a sfruttare l'acqua e la forza del vento, che li portò a raggiungere città più lontane, importando così una vastità di prodotti che cambiò le loro culture. Ancora una volta dunque il commercio fu la chiave dell'innovazione. Se si andasse poi ad analizzare anche la situazione politica la maggiorparte delle volte le città democratiche ebbero un progresso economico più elevato. Se un governo è molto forte e autoritario avviene un monopolio, basti pensare ai grandi monarchi, che come gli imprenditori se scoprono di potersi arricchirsi rubando, lo fanno. Infatti da sempre la battaglia contro il monopolio è una delle più grandi che l'umanità sta combattendo. Ridley fa inoltre un'accurata analisi della grande potenza Romana che è stata senza alcun dubbio costruita sul commercio. L'egemonia divenne ancora più potente con la scoperta dell'India, che tutt'oggi ci permette di acquistare merce che non riusciremmo a produrre. Nel momento in cui l'impero romano si frammentò e incominciò un periodo di terribile crisi che portò le persone ad essere nuovamente autosufficienti e inevitabilmente povere, sia culturalmente che materialmente. Un'altra conferma del potere che il commercio ha sulla ricchezza ne è stato l'impero Inglese che divenne valoroso grazie al commercio libero. Per non tralasciare poi la Cina, che però ultimamente, a causa della sua espansione sta compromettendo le prospettive Africane, come aveva fatto l'Europa al tempo del colonialismo. Ecco dunque a concludere che il commercio è la strada per la crescita economica per il semplice fatto che porta all'urbanizzazione. E ricordiamoci, anche se spesso vengono criticate, che le città sono simbolo di benessere. Basta provare a chiedere alle persone che vivono in villaggi o nelle favele; per loro andare in centri urbanizzati significa acquisire libertà e credibilità, anche se si guadagnano soli 4$ al giorno. Per concludere è stato stimato che entro il 2025, 5 miliardi di persone andranno a vivere in città. A differenza di quanto si pensi questo è un bene per il pianeta perché esse occupano meno spazio, utilizzano meno energia e creano meno impatto ambientale. Non ci rimane dunque che schierarci con Glaeser e pensare che la cosa giusta da fare non sia andare a vivere in campagna, bensì nei grattacieli.

RIASSUNTO SESTO CAPITOLO

In questo sesto capitolo Ridley illustrerà la così detta "trappola di Malthus", il quale sostiene che in caso di necessità, ovvero di elevato incremento della popolazione, le persone riuscirebbero ad abituarsi a sopravvivere con minime quantità di cibo. Questo potrebbe avvenire senza dubbio però, l'abbondanza di alimentari incentiva gli individui a specializzarsi in determinate professioni, piuttosto che cacciare o coltivare. Ancora una volta quindi, la specializzazione sarà fautrice di uno sviluppo. Tuttavia nel corso dell'esistenza degli esseri umani vi sono stati dei processi di regressione, ovvero che la specializzazione è andata a mancare per un periodo. Ovviamente viene considerato come dato negativo, però se ci si pensa è unico nella specie animale perché solo l'uomo ha la capacità di svilupparsi o meno a seconda del periodo in cui vive. L'autore ci tiene a sottolineare che al contrario di quanto si possa credere l'autosufficienza è simbolo di una società che è in crisi. Basti pensare alla situazione del Giappone del 1700 che è divenuto talmente povero da utilizzare addirittura gli uomini come bestie da lavoro perché gli permetteva di essere maggiormente indipendenti. Al contrario invece l'Europa si è salvata da questa totale regressione, grazie alla scoperta dell'America e del carbone, che incentivarono il commercio. Nella seconda parte del capitolo introdurrà invece la questione della crescita demografica continua sul nostro pianeta; secondo le previsioni entro il 2075 si raggiungeranno i 9.2 miliardi di abitanti. Questo potrebbe sembrare impossibile dato che dal 1960 in tutti i paesi del mondo, esclusi gli USA e il Bangladesh, il tasso demografico è in calo. Detta così sembrerebbe un dato estremamente negativo, ma in realtà è esattamente il contrario. Vi sono più ragioni che danno spiegazioni a questo fenomeno di diminuzione e sono tutti legati al benessere. Consideriamo per esempio una donna, che vive in una città sviluppata: ha un lavoro e due figli. Essa decide di non volerne altri per il fatto che non vuole nuovamente interrompere la sua carriera e vuole permettere ai bambini una vita dignitosa con dei percorsi di studi che garantiscono loro di fare altrettanto con la loro famiglia e che se darebbe alla luce altre creature non riuscirebbe a realizzare i suoi ideali. Dunque si può concludere che la specie umana è capace di fermare la sua espansione nel momento in cui la divisione dei ruoli raggiunge il suo massimo livello e quindi si arriva anche a un ottimale grado di benessere. Vi è un punto che si può però considerare negativo, ovvero che un paese con più abitanti anziani, avrà dei problemi economici, come il fatto che i giovani dovranno lavorare di più per pagare le pensioni. L'ottimista razionale trova una risposta confortevole anche a questo dicendo che secondo dei recenti studi se uno stato supera quel determinato livello di benessere, le nascite aumentano, come nel caso dell'America . Quest'ultimo è uno dei pochi luoghi che ha raggiunto una situazione di prosperità così elevata, però, se si ha pazienza, altri lo raggiungeranno. Non abbiamo dunque nulla di cui preoccuparci e ciò che ci rimane da fare è aspettare che il tasso di natività diminuisca in altri paesi e ciò sarà segno di maggiore sviluppo.

RIASSUNTO SETTIMO CAPITOLO

Un argomento che Ridley non aveva affrontato fino ad ora è l'energia. Essa è senza dubbio di fondamentale importanza per la nostra vita anche se la sua storia è una delle più semplici. Inizialmente le persone lavoravano per loro stesse usando la loro forza, in seguito furono degli uomini a lavorare per altri uomini e si andarono così a creare delle diverse classi sociali. Col passare dei secoli l'umanità incominciò a sfruttare delle forze complementari, come animali, acqua, vento e carbone, che permisero il miglioramento della loro produzione. Basti pensare per esempio ai mulini, che furono sicuramente ottimi sostituti degli schiavi. Non fu immediato il salto che portò alla rivoluzione industriale perché sono serviti secoli di miglioramenti, però con la dovuta lentezza si sono scoperti anche i combustibili fossili. Essi non possono spiegare l'inizio dell'industrializzazione ma di certo possono illustrare il perché essa non finisce. Il motivo è semplice e sta nel fatto che con il loro avvento, la crescita economica è incominciata a salire ed è divenuta sostenibile perché basata su energie non rinnovabili. Potrebbe sembrare il colmo ma è proprio così, alcune risorse sono limitate, ma vaste, altre solo infinitamente rinnovabili ma in piccolissima presenza. Purtroppo è un ragionamento molto discutibile, è triste pensare a un mondo che non riesce a sfruttare le energie rinnovabili. Sicuramente vi è qualcuno che può controbattere ma il vento, l'acqua e per non parlare del sole, si possono considerare illimitati e non ristretti dal punto di vista di disponibilità. Ma l'autore pare non sostenere questo tipo di energie e continua il suo discorso incominciando a parlare dell'elettricità. Al giorno d'oggi è assolutamente indispensabile e soprattutto scontata, ma pensiamo a coloro che non ne hanno mai fatto uso (che sulla Terra sono 2 miliardi), che reazione potrebbero avere se accendessero un interruttore per la prima volta. Rimarrebbero senza alcun dubbio sorpresi, come lo sono rimasti coloro che erano presenti a Vienna quando Fontaine mostrò il primo generatore di energia. Strabilianti sono anche i dati che riportano quanti watts, in media, consuma una persona; essi sono ben 2500, che corrispondono a 600 calorie al secondo, ovvero corrispondenti a 150 schiavi a testa, non pagati, 8 ore al giorno. La situazione così è e così rimane, anche se forse si potrebbe migliorare, ma ciò che cambia, o meglio che finisce, sono il petrolio, il carbone e il gas. Ridley semplifica tutto dicendo che nel momento in cui l'uomo ne avrà bisogno, troverà delle sostituzioni. Dice che può immaginare più soluzioni per il nostro futuro e non si permette di affermare che i combustibili fossili non siano recuperabili, ma che bisogna porre attenzione ai combustibili bio perché creano più danni di quelli che potrebbero risolvere. Ovviamente dipende dai punti di vista, ma forse il fatto che delle pale eoliche siano d'intralcio per il paesaggio e che esse siano la causa di morte di alcune aquile non è un problema maggiore dell'inquinamento. Stando a quello che dice l'autore, pare che questo tipo di energie producano grosse quantità di combustibili e che quindi siano dannose per l'ambiente e che inoltre abbiano bisogno di moltissimi ettari per essere prodotte. Ad ogni moda l'unica cosa di cui siamo certi è che anche nel futuro avremo bisogno di watts ed è assolutamente necessario ricavarli da qualche parte, il problema è da dove, ma questo si vedrà.

RIASSUNTO OTTAVO CAPITOLO

Dopo il discorso molto tecnico in campo energetico del capitolo precedente, Ridley propone dei ragionamenti che ci possano essere utili per comprendere l'economia globale moderna e come funziona il mondo di oggi. L'argomento non é dei più semplici ma ancora una volta torna il concetto dello scambio. Fondamentalmente la società moderna si basa sullo scambio di idee e della conoscenza, senza queste condivisioni gran parte delle scoperte non esisterebbero e le innovazioni non sarebbero avvenute. Il fatto è che tutto si basa sulle idee, non tanto sul benessere materiale, ma sul sapere, che è a tutti gli effetti qualcosa di astratto. Associa un esempio per essere più chiaro: se si possiede una bicicletta e poi la si condivide non la si ha più e quindi ci si perde in termini di guadagno. Se invece si condivide l'idea di bicicletta non ci si perde assolutamente nulla, anzi si potrebbe addirittura avere un'innovazione. Ecco quindi che i due pilastri che fanno funzionare il mondo moderno sono la condivisione e l'innovazione. Una è la conseguenza dell'altra e ciò che le genera è la conoscenza. Infatti se essa smettesse di crescere, l'umanità conoscerebbe per la prima volta i limiti dello sviluppo. Fortunatamente essa è illimitata, è la sua principale caratteristica, non ha una fine, confini di nessun genere. Di conseguenza anche l'innovazione ha le stesse peculiarità e quindi Ridley si domanda: perché sono tutti così pessimisti verso il futuro?

RIASSUNTO NONO CAPITOLO

Tra tutti i capitoli questo è da considerarsi uno dei più interessanti e anche impressionanti, Ridley è oggettivamente molto abile a sostenere le sue tesi e bisogna anche ammettere che tutto quello che dice è razionale, ragionato, nulla sembrerebbe avere le sembianze di una menzogna. È addirittura in grado di farci sentire in colpa per essere sempre pessimisti e rimprovera coloro che lo hanno fatto crescere con l'idea di dover condurre, in futuro, una vita da malato di cancro a causa del troppo inquinamento atmosferico. La sua posizione non è completamente contraria a coloro che definisce i pessimisti, ma anzi a volte li asseconda, dicendo per esempio che hanno ragione quando affermano che "se" continueremo a vivere così, l'umanità avrà una fine catastrofica. Vuole dunque che il lettore porga l'attenzione su quel se; in effetti è un ragionamento sensato perché non abbiamo ancora raggiunto punti di non ritorno, tutto è modificabile, siamo ancora in tempo! Un altro concetto molto interessante che viene presentato è che anche durante gli anni 50, periodo in cui gli USA e l'Europa stavano raggiungendo il loro massimo livello di benessere, il morale delle persone era totalmente pessimistico. Furono pubblicati una serie di libri a carattere negativo che prevedevano delle sorti apocalittiche per il nostro pianeta anche se, per assurdo, in quegli anni la longevità, il benessere e la salute delle persone è migliorato più velocemente che mai. In realtà non è molto chiara la causa di questo pessimismo però pare che la nostalgia dei tempi che furono possa essere una candidata; l'innovazione spaventa le persone e la loro difesa è criticarla in tutti i modi. Basti pensare ai giovani, che sono i più esposti alle innovazioni, come vengono accusati di non fare nulla e di non essere come quelli di una volta. Tra le varie predizioni negative riportate c'è ne è una che si può forse definire la più esilarante ed è stata pubblicata da uno scienziato, tra resto anche molto famoso, il quale era preoccupato perché suo figlio minore, quando raggiungerà la pensione, dovrà aggirarsi per la città con una mascherina a causa dell'inquinamento e della radioattività, e i mari saranno tutti infestati da animali morti a causa del petrolio. Fortunatamente per noi tutto ciò non é ancora avvenuto, però in un certo senso sarebbe bene ringraziare coloro che prevedono queste catastrofi perché allo stesso tempo cercano di prevenire, cosa che non fa male al nostro pianeta. Per esempio le legislazioni per le piogge acide, che si possono definire una bufala, non sono state inutili per l'ambiente e anche quelle per l'ozono. Un'altra notizia spaventosa era quella del cancro ai polmoni causato dall'inquinamento atmosferico, che invece comporta solamente un rischio del 2%; per non parlare poi dei falsi miti sulle carestie e sulle epidemie, come per esempio la malaria e l'AIDS. Forse è bene soffermarsi di questo tipo di virus, che non è esattamente un falso mito, distinguendo il virus dell'HIV dal AIDS. La differenza è fondamentale perché la seconda opzione è lo stadio avanzato della malattia che porta spesso alla morte, mentre il virus dell'HIV è comunque compatibile con uno stile di vita normale. Sicuramente vi è stato un periodo in cui il virus è esploso, ma ora grazie alla ricerca i morti annui vanno sempre di più scemando. Stessa cosa vale per la malaria, perché ora come ora è sempre più raro che una persona si possa ammalare, dato che siamo sempre meno esposti a pozze/paludi di acqua stagnante. L'unica argomentazione che si potrebbe fare alle considerazioni di Ridley è che troppo spesso parla del mondo industrializzato, Europa e America, dicendo ovviamente che il numero di persone malnutrite, analfabete e malate sta diminuendo. Speriamo però che nelle sue previsioni ottimistiche abbia anche pensato a un futuro roseo per quei paesi sottosviluppati che permettono il nostro benessere e la nostra continua innovazione!

RIASSUNTO DECIMO CAPITOLO

A differenza di tutti gli altri capitoli, quest'ultimo è quello meno ottimistico; d'altronde era prevedibile dato che Ridley non aveva ancora menzionato l'Africa e i cambiamenti climatici ed essendo lui un razionale, è coerente parlarne con una punta di pessimismo. Ammette lui stesso che i due argomenti precedentemente nominati sono i due più grandi pessimismi dell'umanità. Non si può negare che la situazione degli stati africani sia critica, dato che negli ultimi decenni la povertà sembrerebbe essersi concentrata solamente in questo paese. Questo a causa della continua crescita demografica, dei dittatori e delle varie epidemie devastanti e i pessimisti più accaniti dicono che se anche potesse avvenire una straordinaria crescita economica, l'Africa non la vivrebbe dato che i cambiamenti climatici distruggeranno il continente entro il prossimo secolo. Ridley propone una versione dei fatti meno drammatica, ma reale: si pensi che l'africano medio vive con 1$ al giorno e tra il 1980 e il 2000 il numero degli abitanti poveri si è duplicato. Tutto questo anche se l'Africa riceve più aiuti umanitari di tutti gli altri continenti, ma come si è sempre fatto, sono più gli enti che ne approfittano costruendoci sopra un business che quelli che lo fanno per pura compassione. Vi è però uno stato che c'è l'ha fatta, che ha avuto un miglioramento economico straordinario: il Botswana. Purtroppo la sua crescita è durata poco a causa dei leader che sono saliti al potere e hanno riportato lo stato al punto di partenza. Ma se c'è l'ha fatta lui, e non è stato un miracolo divino, perché non dovrebbero riuscirci anche gli altri. La soluzione sarebbe semplice e anche già testata sulla Cina qualche trentennio fa: aprire i commerci con il resto del mondo. Il problema é che le persone non investono e non si fidano, coerentemente, a far iniziare dei business. Ad ogni modo questa è la situazione e non vi sono molte previsioni rosee, diciamo che le soluzioni ci sarebbero, ma come sempre, la parte più complicata é metterle in pratica. Diversa invece è la faccenda dei cambiamenti climatici, legati all'inquinamento e alla combustione dei fossili. La questione é semplice: c'è chi sostiene, giustamente, che non si possa continuare a ricavare l'energia da questo tipo di fonte e che sarebbe invece buona cosa sfruttare le energie rinnovabili. A tal punto Ridley parla, per la prima volta, dei pannelli solari, che oltre ad essere benefici per l'eco sistema sono anche convenienti in termini economici. Secondo lui il difetto che hanno, che vale anche per le pale eoliche, é che la fonte, il sole e il vento nel nostro caso, funziona a intermittenza, ovvero non c'è sempre. Per concludere dunque, esprime la sua soluzione finale, che contrasta la sua razionalità, dato che più che un'innovazione è una proposta che avrebbero potuto fare negli anni 50; ebbene si la risoluzione a tutti i problemi sarebbe l'energia nucleare! Giustifica dicendo che lo scarto per persona di materiale radioattivo sarebbe solamente pari a una lattina di coca cola per persona in una intera vita. Anche se lui prevede che non si raggiungeranno i 9 miliardi di abitanti sulla terra, in 7 miliardi rimaniamo comunque; moltiplichiamo una lattina per tutta la popolazione e senza tanti ragionamenti si può capire che è il caso di incominciare a utilizzare fonti di energia rinnovabili.

RIASSUNTO UNDICESIMO CAPITOLO

L'undicesimo capitolo, l'ultimo, inizia con una citazione molto interessante che dice: "Sento i bambini piangere, li vedo crescere, Impareranno molto più di quello che io potrò mai sapere, e penso CHE MAGNIFICO MONDO". Si addice in maniera ottimale con il pensiero che Ridley ha provato a trasmetter, infatti dice che in questo libro ha tentato di creare una visione positiva della realtà; ha raccontato la storia dell'evoluzione della specie umana, i progressi che ha portato lo sviluppo e come si sono sviluppate tutte le tecnologie. Ammette di non poter negare che vi siano paesi poveri, sottosviluppati, in cui le persone vengono uccise senza una motivazione e i bambini non hanno la possibilità di andare a scuola e di leggere un libro. Ma è proprio per questo, per il mondo povero e disequilibrato in cui viviamo che dobbiamo essere ottimisti e credere di poterci migliorare. Ovviamente la natura umana non cambierà mai, le aggressioni, la violenza e le dipendenze faranno sempre parte della nostra società che però sarà sempre più prosperosa. È impossibile che avverrà un'assenza di innovazione, la storia si ripete come una spirale, non come un cerchio. Il ventunesimo secolo sarà dunque un magnifico periodo in cui vivere e Ridley raccomanda: osate essere ottimisti!